La leggenda di Ercole

Di tutte le leggende che conosciamo relative alla Torre, questa è quella che ha influito di più, al punto che oggi tutti conoscono il leggendario faro con il nome di Torre di Ercole, sebbene alle origini il monumento non aveva nessuna relazione con il personaggio classico.

L’autore di questa leggenda fu il re Alfonso X il Saggio (1252-1284) il quale nella sua Storia di Spagna narrava come l’eroe Ercole aveva costruito un enorme faro per commemorare la sua vittoria sul gigante Gerione.

Rifacendosi alla tradizione isidoriana, Alfondo X vincolava la figura di Ercole con la Spagna e concretamente con la città della Coruña. Secondo la leggenda, infatti, il mitico eroe greco era venuto alla ricerca del gigante Gerione che governava le terre comprese tra il Duero e il Tajo, allo scopo di liberare il popolo dal suo immenso potere. Lo scontro tra i due era durato tre giorni e tre notti, al termine dei quali Ercole aveva avuto la meglio sul gigante, gli aveva tagliato la testa e l’aveva seppellita vicino al mare. Per commemorare la sua vittoria aveva costruito sul tumulo una torre-faro nei pressi della quale aveva fondato una città a cui diede il nome di Crunia, a ricordo della prima moglie che era vissuta in quel luogo e della quale l'eroe si era innamorato.

Quando Ercole partì per la Spagna, il nipote fu nominato signore di Spagna e popolò paesi e città. Terminò la costruzione della Torre del Faro iniziata dallo zio e, poiché era uomo di grande saggezza, la dotò di un fuoco sempre acceso e fece costruire un grande specchio da cui si sarebbero potute avvistare le navi nemiche a grande distanza.

Il racconto di Alfonso X il Saggio ebbe una grande influenza sulle opere posteriori come la Cronaca Abbreviata di Juan Manuel o la Cronaca Generale di Spagna del 1344, nella quale si completava il mito. Il Licenciado Molina introdusse questa leggenda nella Descrizione del Regno di Galizia (1550), cosa che fece anche Florián Ocampo nella Cronaca Generale (1544) in cui cercava di conoscere la storia della leggenda.

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