Rotonda

Le ripide scale che si snodano all’interno della Torre, ci portano fino al termine della struttura romana, su cui si trovano due corpi ottagonali aggiunti durante l'ampliamento del 1788, diretto dall’ingegnere militare Eustachio Giannini. Si costruirono sull’antico stabile, mantenendo un pavimento in cui si alternano grandi blocchi di granito, in una perfetta soluzione aggraffata, che potrebbe tranquillamente essere il pavimento originale su cui in passato si innalzava la rotonda che ospitava la lampada.

Il restauro del faro voluto dal Consolato del Mare e diretto da Eustachio Giannini nel 1788 ebbe come obiettivo quello di adattare la costruzione alle nuove tecniche di segnaletica marittima, sostituendo la struttura finale della torre con due corpi ottagonali dei quali il secondo venne concepito come lanterna.

Il primo corpo è occupato dalla denominata sala Giannini. Una stanza ottagonale con quattro pilastri radiali che lasciano spazio ad un corridoio anulare e ad una panca. La stanza è ricoperta da una falsa cupola. Proprio su uno di questi pilastri l’architetto lasciò un segnale del suo intervento con un'iscrizione che recita: “DIRIXIO ESTA OBRA EL THENIENTE DE NAVIO INGº ORDINARIO DE MARINA D. EUSTAQUIO GIANNINI”. È piuttosto paradigmatico che l’ingegnere volesse perpetuare il suo nome nella memoria umana e che ricorresse, per questo, ad una soluzione simile a quella adottata dall'architetto Caio Sevio Lupo quando lasciò la sua iscrizione commemorativa ai piedi della Torre.

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